venerdì 23 febbraio 2018



NUOVA USCITA STARLIGHT: 
AURORA D'INVERNO






La Starlight ha esordito il 23 di dicembre con due racconti di una cinquantina di pagine, un urban fantasy e un low fantasy, nello specifico "Die Party" di Silvia Castellano e "La fine del Tempo,la fine del Mondo" di Alessandra Leonardi (articolo QUI ).

Ritorna il 23 febbraio con un altro autore e questa volta con un romanzo lungo:


Autore: Alessandro Del Gaudio
Titolo: Aurora d'Inverno
Genere:  epic fantasy
Editore: collana Starlight (PubGold)
Pagine: circa 400
Formato: ebook e cartaceo
Link: ebook Amazon , Kobo  
           


Un epic fantasy che mescola modernità e classicità, portando il protagonista Lugo a compiere un lungo viaggio. Una la missione: costituire la compagnia degli otto per liberare la Regina del Mondo Interno, una Signora dai capelli biondi che gli appare davanti in più occasioni. Da ragazzo ingenuo e senza prospettive per il futuro, Lugo deve guidare persone e creature con doni speciali attraverso paesi diversi, affrontando battaglie e trovando finalmente uno scopo nella vita: un percorso che si rivela essere molto importante per lui e per tutti coloro che avranno la fortuna di farne parte.

Trama:
Lugo è un ragazzo di vent’anni che non ha ancora ben chiaro cosa fare della propria vita, al contrario della sorella maggiore, Rebeka, Sacerdotessa Suprema di un culto che conta numerosi seguaci. Deciso ad allontanarsi da una famiglia a cui non sente di appartenere, parte alla volta di Albacoeli, sua città d’origine, pronto a perdersi nei divertimenti che una metropoli come quella può offrirgli. Ma da quel momento la sua vita è al centro di strani imprevisti: la visione di una signora dai capelli biondi che implora il suo aiuto, l’incontro con l’indomita guerriera Len, intenzionata a ucciderlo e l’intervento di un imbattibile cavaliere mascherato disposto a tutto pur di proteggerlo non sono che l’inizio di una fantastica avventura. La donna dai capelli biondi si rivela essere una Regina prigioniera nella Città dell’Inverno e lui, un semplice umano, ha bisogno dei compagni giusti per riuscire a salvarla. Un uomo-lucertola, un angelo meccanico e un’amazzone dalla forza smisurata sono solo alcuni degli alleati che lo affiancheranno, insieme a Rebeka, che finalmente dimostra di tenere a lui più di quanto avesse mai fatto.
Il viaggio è cominciato, le insidie sono all’ordine del giorno e molte saranno le prove da superare per compiere la missione. Il Regno di Vassane è molto lontano, ma Lugo imparerà che contare su se stesso e difendere le persone che ama è l’unico modo per sopravvivere. Questa volta non può guardare passivo la vita che gli scorre davanti. Questa volta deve affrontare le proprie paure e diventare l’eroe di cui ancora nessuna canzone parla, l’eroe che non sa di essere.

Mappa del Regno di Vassane (autore: Francesco Rugiano)

Dicevano che nuotasse nel cielo più che volare, questo era il segreto di Len. Coloro che la vedevano, i pochi fortunati, sostenevano che non ci fosse niente di più bello al mondo che ammirarla destreggiarsi tra le nuvole.
Lassù Len si sentiva al sicuro, eppure non era felice, i suoi occhi erano sempre pieni di tristezza. Che cosa la teneva vincolata a quella città, lei che poteva volare veloce come un fulmine e arrivare ovunque?





Estratto:
«Hai preparato la tavola?», chiese Jeida a Lugo, il suo figliastro più giovane che ancora una volta aveva sorpreso a giocare con le rane vicino allo stagno. La donna era molto preoccupata, non vedeva un futuro roseo per lui e ogni tanto aveva la sensazione opprimente di esserne l’unica responsabile. Lugo, da parte sua, a vent’anni continuava a vivere in modo spensierato, come un ragazzino che non vuole prendersi delle responsabilità. Non accettava il passare del tempo, i cambiamenti, il suo ruolo di uomo di casa. 
«Aiutami per favore! Ti ho già detto mille volte che tua sorella sarà qui per mezzogiorno e non potrà fermarsi molto. Oggi dovrà subito rientrare al tempio».
Lugo non disse niente, aveva capito cosa intendeva la matrigna, quanti significati nascosti c’erano dentro quelle poche parole: la sorella era una personalità influente, un leader religioso importante, una sacerdotessa suprema del tempio, nonché un membro tra i più prestigiosi del Congresso, forse il più importante. Non come lui, che non valeva niente. Non riusciva a trovare un impiego senza che non ci fosse lei a mettere il becco, tracciandogli una strada che lui non era intenzionato a percorrere. Lugo non voleva finire come lei.




Il prossimo romanzo della Collana Starlight , Cuore di tenebra di Mariarosaria Guarino, uscirà il 2 marzo. 



Stay tuned!

giovedì 22 febbraio 2018




RECENSIONE FILM: 
MARVEL BLACK PANTHER







Pantera Nera è stato il primo supereroe africano, creato nel 1966 da Stan Lee e Jack Kirby sull’onda del movimento per la parità dei diritti: come sempre la Marvel è stata un’antesignana rispetto a tutte le altre case di fumetti.

In questo film il personaggio è stato attualizzato pur restando fedele allo spirito che ne è alla base, anche se poi non tutto ovviamente è tale e quale al fumetto, ma non è quello che cerco: l’importante è che rimanga inalterato lo spirito del personaggio, e qui ci siamo. 

Black Panther , alias T’Challa, è il sovrano del Wakanda, e deve i suoi poteri sia all’Erba a cuore che alla dea pantera Bast (avreno fatto un riferimento alla dea gatto egizia Bastet?... mumble),  più alla sua tuta di vibranio, minerale che si trova solo nella sua nazione situata nel cuore dell’Africa (per chi non lo sapesse la geografia del mondo Marvel è diversa da quella del mondo reale, e pure la chimica e la mineralogia, ndA); è quindi un capo sia politico che religioso. Nel film la genesi dell’eroe è un po’ differente e viene narrata all’inizio in breve, e meglio così perché non se ne può più di film in cui la prima ora è dedicata alla conoscenza del personaggio e all’acquisizione dei superpoteri, con conseguente addestramento; scopriamo però le peculiarità della sua nazione ricchissima e ipertecnologica , rigorosamente tenuta segreta al resto del mondo e chiusa allo straniero, nazione che nonostante la tecnologia e le ricchezze rimane ancorata ai riti tribali : T’Challa per essere re deve prestarsi a un combattimento rituale contro un rappresentante di una delle 5 tribù del regno. La sua ex fidanzata vorrebbe che il Wakanda si apirsse al mondo e iniziasse a aiutare i paesi più poveri dato che ne ha  la possibilità, ma T’Challa, come i suoi predecessori, non vuole assolutamente.

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Se fai entrare i profughi vuol dire portare i loro problemi qui da noi.” (T’Challa)
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I cattivi con cui deve vedersela nel film sono il cugino Killmonger (nel fumetto no è così ma vabbè)  che vuole il trono per via di faide familiari e il villain Klaw, che ha un artiglio sonico di vibranio. In aiuto del re arrivano l’ex agente CIA Ross, oltre che le sue fide guardie del corpo, le Dora Milaje, fighissime guerriere, e la sorellina ipertecnologica Shuri.



Il senso del film è chiaro, senza spoilerare troppo si arguisce l’attualissimo messaggio socio-economico che è il tema della storia.

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"Il saggio costruisce ponti, gli sciocchi costruiscono muri "(T'Challa)
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Come in ogni film Marvel c’è molta azione, battute divertenti e largo uso di CG, qui però un po’ scarsa: che siano al risparmio?...

Il cast è di alto livello: Forest Withaker nel ruolo dello sciamano , Angela Bassett nei panni della regina madre Ramonda (nei fumetti non è sua madre ma la seconda moglie del padre T’Chaka), Andy Serkis che fa Klaw e Martin Freeman nel ruolo dell’agente Ross. C’è anche Lupita Nyongo che interpreta la ex di T’Challa.. L’unico che proprio non mi è piaciuto per mancanza di carisma è proprio il protagonista, Chadwik Boseman, non prchè non sia bravo, ma è troppo comune per interpretare questo personaggio.

Bene la fotografia, il montaggio anche ma si poteva tagliare in alcuni punti per avere un maggior ritmo, due ore e un quarto sono troppe.
Un encomio particolare ai costumi , variopinti e molto etnici.
Doppio finale nei dopo i titoli di coda: nell’ultimo vediamo un altro tassello che condurrà a Infinity War, il mega crossover che uscirà il 25 aprile in Italia e in cui rivedremo Black Panther.

Giudizio finale: non il miglior film Marvel , ma ha un suo perché data la peculiarità del personaggio e merita una visione.

Le immagini sono copyright dei rispettivi autori e sono state inserite a puro scopo illustrativo.








martedì 20 febbraio 2018



Recensione: Berserkr di Alessio Del Debbio








 Genere: Urban fantasy
Editore: Dark Zone
Pagine: 190
Prezzo cartaceo: 14,90
Prezzo e-book: € 2,99
Link: Amazon ebook
           Amazon cartaceo


Berlino, inizio del terzo millennio. La Guerra Calda è finita, gli Accordi dell’89 sono stati firmati e la città è stata divisa in sette zone, ciascuna assegnata a una delle antiche stirpi. All’interno della ringbahn vivono gli uomini, protetti dalla Divisione, incaricata di mantenere la pace e impedire sconfinamenti e scontri tra le stirpi. Misteriosi omicidi, provocati da sconosciute creature sovrannaturali, iniziano però a verificarsi in tutta la città, rischiando di frantumare il delicato equilibrio raggiunto. La Divisione incarica Ulrik Von Schreiber di indagare, aiutato dal pavido collega Fabian, ben sapendo quanto abbia a cuore il mantenimento della pace. Ma Ulrik non è soltanto un cacciatore, incarna lo Spirito Protettore della Città, l’Orso di Berlino, che non attende altro che liberare la propria furia. 


Nel suo nuovo romanzo Alessio Del Debbio ci porta in una Berlino fantastica, dove gli umani convivono con le Sette Stirpi, ma la convivenza è tutt’altro che pacifica nonostante gli Accordi e la protezione dell’Orso e degli altri agenti che operano nella Spirale, edificio segreto sotterraneo. Questo mi ricorda la saga dei Guardiani della Notte di Luk’janenko, capostipite dell’urban fantasy, in cui le forze del bene e quelle del male stipularono un fragile patto e non c’è una netta distinzione tra buoni e cattivi, ma poi la storia diverge.
Il protagonista assoluto del romanzo, autoconclusivo (che bello!), è Ulrik, personaggio ambivalente, non certo il classico eroe ma un tipo gaudente e menefreghista. Almeno all’inizio: nel corso della storia l’approfondimento del personaggio ci permette di scoprire le sue motivazioni.
Anche gli altri personaggi si ritagliano il loro spazio, seppur la scena è dominata da Ulrik e dalle sue azioni.
Come dicevo, l’ambientazione è la città di Berlino, probabilmente nel 2001 perché si parla di marchi e non ancora di euro; l’autore conosce molto bene la città e cita posti precisi, come luna park abbandonati e parchi, però mi sarebbe piaciuta qualche descrizione in più perché io la città non la conosco per niente.

Il linguaggio è adeguato al personaggio e alle storie narrate, quindi abbastanza forte; non mancano scene horror.
Il ritmo è frenetico, ci sono moltissime scene d’azione, flashback, dialoghi asciutti, un romanzo che trascina e si fa divorare con gusto!
Il finale è inaspettato, e non dico di più per non spoilerare.

Anche in questo romanzo l’autore ci mostra le sue creature fantastiche: abbiamo gli Ulfhednar come ne La Guerra dei Lupi (qui recensione), abbiamo gli Oceanini, le streghe e i loro alberi magici come nei racconti de L’ora del Diavolo (qui recensione) e di altre antologie; non solo, ma vengono citati espressamente Alois e Markus, personaggi di La Guerra dei Lupi: che si tratti allora di un crossover o di uno spin off? …

Oltre ai classici vampiri, licantropi e streghe, tra le Sette stirpi ci sono altre creature del folklore germanico, come i simpatici coboldi, a cui è delegata la parte più umoristica e sdrammatizzante della storia, i Silfi e altre di cui non avevo mai sentito parlare come gli Alp. Anche da questi dettagli emerge il lavoro e lo studio dietro ai testi dell’autore, appassionato di folklore tedesco oltre che toscano.

Circa l’edizione, la cover di Livia De Simone è davvero ottima, esprime tutta la potenza e il fascino dell’Orso berlinese. Brava!

E ora facciamo qualche domanda all’autore. 


1)   Ciao Alessio, bentornato nei miei Universi Fantastici! Ci racconti qualcosa di questo romanzo? A cosa ti sei ispirato?

Ciao Alessandra, grazie per l’ospitalità! “Berserkr” è nato dal mio amore per Berlino. Era da tempo che volevo scrivere una storia ambientata in questa città, così una sera, mentre guardavo la mappa di Berlino e pensavo alla sua storia, ho immaginato di dividere la città in settori. Un po’ come accadde alla fine della Seconda guerra mondiale, nella nostra linea temporale, però in questo mondo ogni settore è affidato a una stirpe sovrannaturale. Sette stirpi che si sono fatte la guerra per molto tempo e che adesso devono convivere se vogliono mantenere l’equilibrio. Da qui è nato “Berserkr”.

2)   È uno spin off o un crossover di La Guerra dei Lupi?

“Berserkr” è un romanzo autonomo e autoconclusivo, si può leggere e gustare da solo. Tuttavia, quando scrivo una nuova storia, mi diverto a aggiungere riferimenti o citazioni ai miei lavori precedenti, per cui quando mi sono trovato a pensare ai licantropi di Berlino ho deciso di riutilizzare Markus, Alois e gli altri ulfhednar, già comparsi in “La guerra dei lupi”. Ma le due opere non sono in continuity, “Berserkr” si svolge in una linea temporale alternativa, una specie di universo Ultimate! ^^

3)   Sei d’accordo con la mia recensione? Vuoi aggiungere qualcosa?

Molto contento, complimenti per l’impegno! Aggiungo soltanto che il romanzo non si svolge nel 2001, come hai, giustamente, ipotizzato. Siamo vent’anni dopo la firma degli Accordi dell’89 (anno non casuale, in quanto è quello del crollo del Muro di Berlino, nella nostra linea temporale), quindi, a voler dare una data, si va verso il 2009/2010, ma non il nostro 2009/2010, bensì quello del mondo di “Berserkr”, in cui la storia non si è sviluppata come la conosciamo noi. C’è stata la Guerra Calda, anziché la Guerra Fredda, e ogni nazione ha avuto i suoi problemi a gestire le creature sovrannaturali, come accennato dai riferimenti al Giappone e ad altri stati. Un mondo geograficamente simile al nostro ma in cui il sovrannaturale è entrato con prepotenza nella quotidianità.


4)   Ci sarà un seguito di Berserkr o è concepito per essere autoconclusivo?

“Berserkr” è un romanzo autoconclusivo. Al momento ci sono un paio di racconti ambientati nello stesso universo narrativo, ad esempio “Sunday, gloomy Sunday” (inserito nell’antologia “Jukebox”, della mia associazione Nati per scrivere) e “Progetto Heimdallr” (inserito nella nuovissima antologia “Tutta colpa dello zodiaco”, sempre della mia associazione NPS). In futuro potrei scrivere un altro romanzo, indipendente, ma sempre con protagonista Ulrik. Magari una nuova avventura, non credo che lui direbbe di no; quando si tratta di menar le mani è sempre in prima fila!

5)   A cosa stai lavorando in questo periodo? Progetti futuri?

Al momento sto scrivendo il terzo e conclusivo capitolo di “Ulfhednar War”. Il secondo libro, “I figli di Cardea”, uscirà a maggio, sempre Il Ciliegio Edizioni, in occasione del Salone del Libro di Torino, e si preannuncia cupo e ricco di intrighi.

6)   E i progetti della tua Associazione culturale, Nati per Scrivere?

Tanti, troppi da riassumere! Al momento siamo impegnati nella promozione della nuova antologia “Tutta colpa dello zodiaco”, che contiene dodici racconti, ispirati ai segni dello zodiaco. Poi a marzo partirà “Raccontando”, una rassegna letteraria ospitata dal bar Why not? di Viareggio, dedicata ai racconti: presenteremo infatti antologie di racconti di autori toscani, durante informali aperitivi letterari. Infine, a maggio ci sarà una super novità! Chi è interessato, può seguire Nati per scrivere sia su Facebook che sul nostro sito, per non perdersi tutti gli aggiornamenti! 😊
Pagina FB Nati per scrivere: https://www.facebook.com/natiperscrivere/
Sito Nati per scrivere: https://natiperscrivere.webnode.it

Grazie per essere stato con noi, alla prossima!

Grazie a te! Al prossimo ululato!






lunedì 12 febbraio 2018



Recensione: Pestilentia di Stefano Mancini








Genere: dark fantasy, epic fantasy
Editore: Astro
Pagine: 332
Link:Amazon




Un ragazzo in fuga da qualcosa che non doveva essere liberato. È l’inizio della fine.
Quattro secoli dopo, il mondo è un ammasso purulento. Una pestilenza ha spazzato via quasi ogni forma di vita, e il gelo ha stretto nella sua morsa gli ultimi superstiti.


Quando la setta eretica della Mors Atra trafuga la più potente reliquia della Chiesa di Nergal, ultimo faro contro la decadenza, padre Oberon si ribella. E convoca Eckhard, devoto cavaliere della Fratellanza. Ispirato dalla fede, questi darà vita a uno spietato inseguimento sulle tracce della ladra Shree e del suo insolito compagno di viaggio, un eretico appartenente alla razza dei Gha’unt.
Perché la reliquia va recuperata a ogni costo. O il suo terribile segreto trascinerà nel baratro la chiesa, condannando il mondo all’oblio.


Ho trovato in questo romanzo molto più di quel che promette la sinossi.
Non ci sono solo segreti, inseguimenti, tradimenti e colpi di scena; in Pestilentia di Stefano Mancini si trovano temi importanti come quello della diversità, e soprattutto è permeato da una critica – affatto velata- non tanto delle religioni in sé, ma di quello che le classi sacerdotali ne hanno fatto, senza ovviamente prendere di mira un credo specifico.
I culti sono importantissimi, e per moltissime persone sono l’unica fonte di speranza, sia nella realtà che nel romanzo, dove il Culto di Nergal è l’unico rifugio per migliaia di disperati che continuano a morire in un mondo ridotto allo sfacelo a causa della pestilenza; ma cosa c’è dietro?

I personaggi sono tutti ben delineati; posso dire che si tratta di un romanzo corale in quanto il nobile cavaliere Eckhard, la ladra Shree, Vikas, lo schiavo Gleb e tutti gli altri hanno il loro spazio, perfettamente ritagliato nello svolgersi della storia; si tratta di personaggi che si evolvono nel corso degli eventi, complessi e approfonditi nella giusta dose. Più in là si incontrano nuovi personaggi: ci sarà meno tempo per conoscerli, ma saranno comunque molto importanti e ci si affeziona subito. I personaggi negativi, come il Sommo Padre, sono davvero detestabili.
Vero protagonista a mio avviso è proprio la pestilenza, e il clima freddo e piovoso derivante da essa, che permea ogni pagina del romanzo: sembra di sentirlo quel freddo mentre si girano le pagine (o come nel mio caso quando si clicca sull’ereader!), entra nelle ossa anche al lettore e non solo ai personaggi.

Lo stile è scorrevole, il ritmo è cadenzato alla perfezione, tra brani più d’azione, che non lesinano su particolari horror, e brani con descrizioni e dialoghi. Una lettura piacevolissima e appassionante.

Il finale si distingue per originalità rispetto ai finali cui siamo abituati, del tutto inaspettato.

Ho solo una curiosità su una cosa che non ho ben capito, la chiederò all’autore nella seguente intervista, segnalando lo spoiler.

Circa l’edizione, la cover di Mauro Dal Bo è evocativa e accattivante, mi è piaciuta molto; sui refusi non posso dire molto perché nelle edizioni digitali, come in questo caso, ormai ho capito che praticamente… si autocreano!


Ora, intervista a Stefano Mancini. 


1)   Ciao Stefano, grazie per aver accettato l’intervista. Ci parli di te e dei tuoi romanzi? Finora ne hai pubblicati molti, tutti di genere fantasy?

Ciao e grazie intanto per questo spazio. Al momento ho pubblicato tutti romanzi di genere fantasy, cercando tuttavia di spaziare da un’ambientazione all’altra. Ho però nel cassetto un romanzo di altro genere, che spero presto possa vedere la luce.
Di me che cosa posso dire? Amo scrivere fin dalla più tenera età e non ho mai smesso, riuscendo, col tempo a farne anche un lavoro a tempo pieno. Quindi direi che mi ritengo davvero molto fortunato.


I romanzi di Stefano Mancini

2)   Che ne pensi della recensione? Vuoi aggiungere qualcosa?

Direi che è perfetta, mi pare siano stati colti (e mi fa un immenso piacere) tutti gli elementi che caratterizzano il romanzo.

3)   Cosa ti ha ispirato Pestilentia?

L’idea alla base era quella di raccontare un fantasy cupo e realistico; avevo bene in mente l’ambientazione. Il resto è venuto da sé.

4)   Il romanzo ti ha dato molte soddisfazioni, ha anche vinto un premio. Quale?

Si è aggiudicato pochi mesi fa il Premio Cittadella, una soddisfazione per me molto grande, perché è un premio dedicato solo alla narrativa fantasy, quindi ha significato confrontarmi – e vincere – con altri romanzi dello stesso genere.

5)   Oltre che scrittore e giornalista sei anche editor per la Dark Zone, e hai recentemente aperto una tua agenzia. Dicci tutto!

Ho fatto il giornalista per anni per una grande agenzia di stampa, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo principale di voler lavorare nel mondo dell’editoria. Da qualche anno a questa parte, ci sono riuscito e per me è stato un riconoscimento enorme. Ho avuto – e ho – la fortuna di collaborare con una casa editrice giovane e in gamba com’è la DZ Edizioni e, proprio questa settimana, ho inaugurato la mia nuova agenzia di servizi editoriali, la Tracced’Inchiostro, aperta insieme all’amico e collega Valerio la Martire.


6)   Domanda con spoiler.



Non ho ben capito una cosa, forse mi è sfuggita perché sono rinco... Nel famigerato libro sacro di Nergal c’è scritta, oltre che tutta la storia del culto, anche la cura per la pestilenza, solo che nessuno può leggere il volume, neppure i sacerdoti di Nergal. Come fanno allora a conoscere la cura?

Domanda lecita. A un certo punto, però, si rivela con un piccolo colpo di scena che, nel corso del tempo, ci sono stati alcuni monaci che hanno infranto quel “comandamento” e letto a più riprese il libro, scoprendo la verità. Oltre a ciò, considera che la pestilenza è stata scatenata prima ancora della nascita del culto e dagli stessi sacerdoti, che, proprio in quanto avevano la cura, riuscirono ad attirare masse di fedeli dalla loro parte. La cura, dunque, si tramanda di generazione in generazione tra i sacerdoti; il contenuto del libro, invece, è – o meglio, dovrebbe – essere segreto, ma c’è stato chi lo ha letto.


7)   Cosa stai scrivendo in questo periodo? Progetti futuri?

Al momento mi sono orientato su un giallo-thriller, ambientato a Roma, ma sono ancora in fase di revisione, quindi ci vorrà tempo per vederlo finito.


Grazie per essere stato con noi, alla prossima!


Grazie a te per lo spazio e per la recensione. A presto!










martedì 6 febbraio 2018



Recensione : i Mondi del Fantasy VII di AA VV




Genere: fantasy, fantascienza, horror
Editore: Limana Umanita
Pag: 190
Prezzo di copertina: € 15







La nuova antologia dedicata al fantastico di Limana Umanita contiene 18 racconti di autori emergenti o esordienti del panorama letterario italiano, qualcuno più noto, qualcuno alla sua prima pubblicazione; sono racconti che spaziano tra generi e sottogeneri, donandoci in poche pagine storie intense e coinvolgenti.
Quel che ho riscontrato emergere in più d’un racconto è l’ironia, di certo un punto a favore dell’opera nel suo complesso.


Il fantastico è una galassia immensa: dallo sword & sorcery all’horror, dall’heroic allo steampunk. In comune hanno la capacità di mostrarci ciò che è nascosto allo sguardo e può essere raggiunto solo dagli occhi dei sognatori.



Il primo racconto è un bel fantasy classico, “Respiro” di Micol Fusca, in cui i protagonisti elfi devono sottostare alle dure regole del loro mondo. Un racconto che potrebbe essere un punto di partenza per un romanzo completo: vien voglia di saperne di più.

Segue “Il Tempio di destino”, di Alessio Del Debbio: lo scrittore viareggino ci dona uno dei suoi classici racconti fantasy ambientato in Toscana, in cui troviamo i suoi argomenti prediletti: creature del bosco, nonne dall’antico sapere, scorci toscani, antichi palazzi e luoghi misteriosi, narrati con la sua prosa scorrevole e coinvolgente. Uno dei miei racconti preferiti.

Stragi e popcorn” di Francesca Cappelli è un altro dei miei preferiti, un fantascientifico ambientato in un esclusivo cinema galattico. Racconto pieno di verve, ironia e fantasia che ho adorato dall’inizio alla fine.

Segue il racconto  di Alberto Pietrantoni, “Il Sapore della Morte”, coinvolgente avventura di una killer dal particolare potere paranormale. Originale e ben congegnato, uno stile dai tempi narrativi giusti.

Molto particolare il racconto urban fantasy di Giuseppe Gallato, “Il Settimo custode”, ambientato in Scozia e dalle atmosfere un po’ oniriche, in cui il protagonista Terzo riceve una missiva assai strana dal misterioso signor Axiomata. Che bel nome! Buon ritmo, bello stile, finale a sorpresa.

Anime colorate” di Serena Artuso è un paranormal romance molto… caleidoscopico,  ma devo ammettere che ci ho capito poco. Uno scritto basato più sulle suggestioni che su un plot.

Originalissimo il racconto diesel punk di Alberto Tivoli, “A tua immagine e differenza”, sia come stile che come contenuti, in cui si rivisita la storia contemporanea e vengono sottolineati gli orrori delle guerre.

Vano doccia” di Luca Simioni è un altro racconto che ho apprezzato moltissimo, scorrevole, ironico e originale, un racconto paranormale ove Marina ha a che fare con un fantasma dentro casa sua… molto furbetto!

Poi c’ è il mio racconto, “L’altra dimensione”. “L’altra dimensione” è un urban fantasy ambientato a Roma, in cui il poco convenzionale protagonista, Fabio Meniconi, si trova a vivere un’avventura nella dimensione parallela alla nostra insieme a un procione gigante , Klin (sì, omaggio al procione di Candy Candy, e omaggio anche a Rocket Raccoon dei Guardiani della Galassia), ove incontra una moltitudine di altri personaggi strampalati. L’ispirazione per questo racconto mi è venuta leggendo “Nessun dove” di Neil Gaiman, romanzo che ho anche citato nel racconto; il clou delle vicende si svolge a piazza Vittorio, tra gli storici magazzini Mas e la famosa Porta magica, una misteriosa porta custodita da due Gargoyle che faceva parte dalla villa seicentesca del Marchese Savelli Palombara di Pietraforte, villa che sorgeva nei pressi dell’Esquilino. 
La Porta magica a Roma, Piazza Vittorio.
Ph by Alessandra Leonardi 
Il Marchese era un noto alchimista frequentatore del salotto della regina Cristina di Svezia; i simboli incisi sulla Porta secondo la leggenda provenivano da un arcano manoscritto e spiegherebbero come creare la famigerata pietra filosofale. Invece nel mio racconto la Porta ha tutt’altro utilizzo!
La storia ha un lieve collegamento con il mio altro racconto pubblicato in IMDF VI, “I Cosiddetti fantasmi” : fanno infatti parte dello stesso “universo”, magari un giorno i due protagonisti Jessica e Fabio, si incontreranno per una nuova mirabolante avventura… chissà! ;-)

Segue “Il vecchio Oak” di Marco Losi , un fantasy ecologista che si svolge su due piani temporali, intenso e disturbante. Buona idea e buona la realizzazione.

Il racconto successivo è il divertente fantasy “Il giorno della protesta”, in cui il mercante Knurf si ritrova sotto processo. Una riuscita metafora della giustizia italiana attuale? Molto originale.

Non so in che categoria letteraria inserire “L’ultimo branco” di Claudio Lei, racconto molto particolare che parla di cani, padroni e reincarnazioni. Non chiarissimo, ma efficace; bel finale.

Segue il fantasy/noir “Franco il Nero” di Mirko Morotti, un racconto ben congegnato e coinvolgente il cui killer protagonista deve svolgere un compito particolare.

Il disegno grigio”, fantasy  di Sagas Original Works, parla di una prigioniera e di una inquietante creatura, un racconto di quelli che avrebbero avuto bisogno di più spazio per essere adeguatamente sviluppati, poiché i rapporti tra i personaggi, interessanti, avrebbero dovuto essere scavati più a fondo. Il finale non mi è del tutto chiaro.

Sogno in nero” di Massimo Tivoli è un distopico che mi è piaciuto molto, ha uno stile particolare che non è sempre lineare ma in questo genere di storia, a tratti onirica, sta più che bene.

La vedetta” di Marco Scaldini è un altro dei miei racconti preferiti: con un linguaggio scorrevole e una struttura che riesce a coinvolgere mi ha appassionato dall’inizio alla fine. Riuscirà a fuggire la solitaria vedetta in cima alla Torre? E cosa troverà una volta giunta in basso?

Segue “Il re pescatore” di Alessandro Fresta, un horror con vari personaggi  diviso in due parti collegate tra loro, magari non amalgamate alla perfezione. Mi è piaciuto il finale.

Chiude la rassegna di racconti “Ruggine” del sempre ottimo Marco Bertoli, che ci trascina insieme ai suoi anomali personaggi in un’avventura molto coinvolgente e divertente, con sorpresona nel finale, da cui si evince la capacità linguistica dell’autore.

Un’antologia da  non perdere, per la diversità e la varietà di stili, argomenti e personaggi!








venerdì 2 febbraio 2018


Quattro chiacchiere con la scrittrice

Giovanna Barbieri, scrittrice veronese, oggi sarà ospite di Infiniti universi fantastici e ci parlerà di sé e dei suoi romanzi storici. 







1)    Ciao Giovanna, ci parli di te e della tua passione per la Storia?

La mia passione per la Storia nasce da bambina, quando rubavo i romanzi d’avventura a mio padre, grande amante del genere. Negli anni 80 erano molto letti Jennings, Guild, Waltari, Gordon, Scott e tanti altri. Poi ho aggiunto Follett, Cooper, Smith e molti classici della letteratura inglese.  

2)    Com’è iniziata la tua avventura nel campo della scrittura?

Scrivo con intenzioni serie dal 2009 circa. Quell’anno ho preso in prestito in biblioteca un saggio sulla castellizzazione in Vapolicella (la zona ovest di Verona, dove abito). Mi si è accesa una lampadina e ho cominciato a progettare la trama della stratega ad 1164, il primo volume di tre (sono circa 800 pagine e la trilogia è in vendita in amazon). 
Dovete sapere una cosa della mia scrittura: mischio sempre personaggi esistiti con quelli di fantasia e anche le battaglie trattate nei miei romanzi sono passate alla Storia.

3)    Il tuo primo romanzo è La Stratega, anno domini 1164. Ce ne parli? 

Ora come singolo romanzo non è più disponibile in digitale. È presente però in amazon la trilogia completa: Ho trascorso anni in compagnia di questa trama e di questi personaggi. Tante ore passate sui saggi storici, in rete per scovare gli articoli di mio interesse, e di sera a battere sulla tastiera. È la mia storia più letta e apprezzata, forse perché ho inserito la Terra Santa, i monaci-guerrieri ospitalieri e i templari. Inoltre molti sono gli amori travagliati.
sinossi:
Finalmente riunite insieme le avventure di Alice, la donna del futuro, e del cavaliere Lorenzo Aligari.
Nel primo volume, la stratega anno domini 1164: Alice, una giovane donna del XXI secolo, si ritrova nel 1163, in un bosco della bellissima Valpolicella. Cos'è accaduto? Chi l’ha inviata nel 1163 durante la lotta degli anti-imperiali contro l’imperatore Federico il Barbarossa e perché? È stata una casualità o un disegno divino? Ferita e confusa, Alice viene soccorsa da una famiglia di contadini semi-liberi, che la conduce all’abbazia di Santa Maria di Arbizzano, dove viene curata dalle gentili monache e apprende l’uso delle erbe medicinali. Una volta guarita e portata nel castello di Fumane, dovrà decidere come agire: lottare per ritornare nella sua epoca oppure, per fuggire alle ingiuste accuse di stregoneria, partecipare all'assedio di Rivoli del 1165 a fianco del cavalier Lorenzo Aligari del quale s'innamora perdutamente.
Nel secondo volume, il sole di Gerusalemme, A.D. 1165-1170: Alice e Lorenzo dovranno decidere il destino della loro relazione segreta in una terra che promette ricchezze, ma pericolosa come nessuna. Anche Angelica e Matteo con Giacomo e Luca dovranno cercare un luogo da chiamare casa in una città piena di invidie, di rancori e di battaglie intestine.  

Nel terzo volume, il Ritorno, A.D. 1170-1180: durante le numerose e sanguinose battaglie tra Salah Ad-Din e Baldovino IV, Alice è accusata di operare il Male. Terrorizzata di essere perseguitata e imprigionata, decide di fuggire da Gerusalemme convincendo Lorenzo, Isabella, Chiara, Martina a seguirla verso la valle Provinianensis. Cosa ne sarà della combattuta relazione tra la figlia Isabella e il giovane rabbino Abraham? E Martina riuscirà a persuadere Bérnard de Grenier a scappare con lei?



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Inoltre il primo volume è in vendita nella versione cartacea : Amazon





4)    In seguito hai pubblicato Cangrande paladino dei Ghibellini, Arpeggio libero editore. 


 In questo romanzo con punti di vista multipli troverete sia quello di Can Francesco della Scala sia di Dante Alighieri sia di due giovani innamorati, osteggiati dalle rispettive famiglie. Anche qui ho cominciato a trascorrere molte ore in biblioteca, molti saggi storici non sono più stati pubblicati e la biblioteca locale era l’unica risorsa per leggerli. 



Sinossi: Tra il 1312 e il 1314 la guerra contro
 la guelfa Padova diventa più cruenta. In città entra il poeta Dante Alighieri a cui il signore di Verona concede riparo. Il rimatore decide di terminare “il Paradiso” nella Biblioteca Capitolare e di cercare i figli Pietro e Iacopo. 
Le vicende di Dante e di Cangrande s' intrecciano con il casato Aligari di Fumane, dove sono reclutati i cavalieri, senza terra e ricchezza, Paolo e Julien de Grenier, d'origine franca. Il cavalier Julien conduce una faida contro una famiglia di orfani d'origine ebraica. Paolo e Caterina, la maggiore dei ragazzi perseguitati, s'incontrano per caso nel bosco Belo e s'innamorano a prima vista. La loro relazione però è osteggiata dal padre di lui.

È disponibile sia in cartaceo sia in digitale.


5)    Hai pubblicato poi  Silfrida la schiava di Roma, sotto lo pseudonimo d’Isabel Greenwood, Delos digital, in cui hai cambiato periodo passando dal Medioevo al Tardo-Impero Romano. Ce ne parli? Come mai lo pseudonimo? 

È stato un esperimento. Un’idea abbastanza sciocca. Avevo voglia di cambiare, di sperimentare. Ma sono stata scoperta quasi subito.
Il romanzo più faticoso che ho creato, sia come scrittura sia come intreccio, di sicuro è stato Silfrida la schiava di Roma, nel quale ho inserito alcuni nomi latini di oggetti di uso quotidiano (per dare realismo all’ambientazione) e anche i punti di vista di due uomini di potere: Alarico, re dei Goti e Stilicone, magister utriusque militiae romano, i cui destini s’intrecciano nella battaglia di Pollenzo, oltre ai punti di vista di Silfrida, una schiava romana e Tullio, il suo fratellastro.
L’ho mollato e ripreso diverse volte, alla fine il mio ragazzo mi ha spinto a terminarlo. 

Sinossi:
Silfrida è una giovane donna Gota, venduta come schiava dagli usurpatori dell’imperatore Teodosio e poi adottata da una coppia di romani che abita nei pressi di Verona, sulla via Postumia. È timida e timorosa, la evitano tutti a causa della sua origine barbara, ma il Fato è in agguato e la sua vita verrà sconvolta per sempre. Il padre che credeva perduto è il temibile Alarico, a capo dell’orda di barbari che invade il nord Italia. Partirà alla sua ricerca accompagnata da Ghiveric, un giovane e valoroso guerriero goto. Ma i legionari romani sono sulle loro tracce, la battaglia del Tanaro incombe. Riusciranno i due giovani a coronare il loro sogno d’amore e ritrovare Alarico?

Disponibile in tutti gli store on-line ma solo in digitale.


6)    Dopo, sempre in self, è uscito Dell’amore e della spada. Parlaci di questo romanzo e della tua scelta di passare al self. 

A essere sincera non l’ho proposto né alla Delos digital né ad Arpeggio libero. Il romanzo è piuttosto breve (150 pagine) e non lo avrebbero stato preso in considerazione. Poi, guadagno di più pubblicando in self, rispetto che con le CE.  


Sinossi:
Questo romanzo tratta la storia d’amore travagliata tra Beatrice Genga, nobile fanciulla di Assisi, e Giuliano Cacciaguerra, giovane e nobile spellano.
Da sempre amante delle erbe mediche, Beatrice diviene amica di Edmundo e Clorinda, eretici e speziali di Assisi. L’Inquisizione incombe e gli eretici fuggono a Roma, portando con loro la nobile Beatrice Genga.
Per seguire i suoi sogni, anche Giuliano si dirige nella Città Eterna. Nonostante Beatrice s’innamori a prima vista del giovane, lo respinge, evitando così che lo spellano scopra i suoi segreti e quelli degli amici.
In una Roma rinascimentale, dove convivono artisti, inquisitori, maestri d’arme e soldati di ventura si decideranno le sorti dei due innamorati e degli eretici.
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7)    Il tuo ultimo romanzo è L’accusa del sangue. Dicci tutto!

Questo romanzo è nato in comunione con il mio ragazzo, grande amante dei gialli. Non l’ho scritto a quattro mani, ma alla fine l’ho fatto approvare da lui (ed è un giudice molto severo), prima di sottoporlo all’editing. Si tratta di un giallo classico, ma è anche uno storico, ambientato tra le mura di Urbino nel 1483. All’epoca i Bargelli avevano il compito di capitanare l’esercito cittadino ma dovevano rendere conto delle scoperte ai Podestà (che amministrata la città anche dal punto di vista giuridico), ai signori delle città e ai Consigli cittadini. 

   
Sinossi:
Nel cuore della notte dell’anno domini 1483 qualcuno bussa al portone di Goffredo Fortespada, il Bargello di Urbino. La piccola Crezia Odasi è stata rapita e sarà compito suo ritrovarla. È l’inizio di un incubo e molte uccisioni flagelleranno la città dei Montefeltro. Omicidi così efferati che il Bargello si farà aiutare nelle indagini dal saggio amico speziale, Edmundo de la Turre, esperto non solo di droghe ma anche di ferite, esule a Urbino dopo la caduta di Costantinopoli.

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8)    Hai già in mente il tuo prossimo romanzo?

Sto scrivendo un romanzo storico ambientato tra il 1490 e il 1494. Troverete Isabella d’Este, Francesco II Gonzaga e Ludovico il Moro. Una trama tra battaglie e storia d’amore : Guglielmo, il soldato di ventura veggente e Claire, la figlia di una cortigiana onesta sono i protagonisti .

9)    Che consiglio puoi dare agli scrittori che vogliono approcciarsi al romanzo storico?

Tanta ma tanta ricerca, soprattutto leggendo saggi per capire meglio gli usi delle diverse epoche, le armi che usavano per combattere, le tecniche di combattimento, i cibi che consumavano e come si vestivano. Suggerisco anche di provare a chiedere in prestito dei libri in biblioteca. Alcune sono molto fornite, soprattutto di Storia locale, inoltre esiste il prestito interbibliotecario, una risorsa da sfruttare.

10)                     Oltre che scrittrice, sei anche editor. Di che ti occupi di preciso? Se qualcuno avesse bisogno di un editing, dove può trovarti?

Mi occupo di editing profondo o leggero, per decidere osservo lo stile dello scrittore e le carenze del romanzo. Ho lavorato su testi quasi perfetti e su altri con diversi errori di grammatica, refusi, buchi narrativi, troppo infodump, psicologia dei protagonisti zoppicante ecc. Un buon editing elimina questi difetti e fa risplendere un romanzo. 
Vi lascio il mio blog letterario: Righe rosse

11)                     Prima di salutarci ci lasci  le tue pagine social, blog compreso?
Vi lascio la mia   pagine autrice di Facebook ,
e il mio blog, che ho poco tempo di seguire e devo aggiornare:




                 Grazie per essere stata con noi, alla prossima!



La rubrica "Quattro chiacchiere con lo scrittore/la scrittrice" tornerà il mese prossimo. Stay tuned!